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Marco Ferrini all’Incredible India Festival 2025: un ponte tra Oriente e Occidente

Nei primi giorni dell’autunno romano, il Teatro India ha accolto un pubblico sospeso tra attesa e meraviglia. Le sue sale industriali, con i mattoni a vista e l’eco discreto del Tevere, sembravano respirare insieme agli spettatori, come se le antiche pareti volessero custodire ogni parola pronunciata. Lì, tra luci soffuse e un silenzio vibrante, Marco Ferrini ha intrecciato Oriente e Occidente in un dialogo che sapeva di eternità.

Il primo intervento ha aperto le porte dell’Ayurveda in una chiave rara, portando in scena il respiro della bhakti, la devozione che nutre l’anima. Marco Ferrini ha ricordato che è vita e veda è scienza, ma che il cuore di questa conoscenza antica non è mai stato il mero benessere del corpo: è la ricerca del Sé, dell’anima che dà senso a ogni respiro. Nel suo racconto, la visione tradizionale dell’India si è specchiata nella curiosità occidentale, generando un confronto necessario: l’Oriente che sonda l’infinito interiore e l’Occidente che indaga la materia. Le due prospettive, anziché opporsi, hanno iniziato a dialogare, suggerendo una possibile unità. Gli sguardi degli spettatori, catturati da quell’alchimia, rivelavano un’attenzione rapita, come se in quelle parole trovassero un’eco di qualcosa da tempo atteso.

Il suo secondo intervento è stato dedicato al dharma, la legge universale che sostiene l’ordine del mondo e guida l’essere umano verso il proprio compimento. Non come imposizione esterna, ma come arte di vivere con equilibrio, responsabilità e armonia. Il teatro, in quel momento, è parso trasformarsi in un tempio: ogni frase vibrava come un mantra condiviso.

A rendere la serata ancora più intensa sono stati gli incontri con Marco Ferrini. Persone che da anni seguono le sue parole attraverso libri e conferenze, e che sono venute a Roma per ascoltarlo dal vivo, portando con sé storie e gratitudine. Tra i presenti, anche figure del mondo istituzionale: l’onorevole Federico Mollicone, presidente della Commissione VII Cultura, Scuola, Università, Scienza, Ricerca, Editoria e Sport, ha voluto incontrarlo personalmente, segno di un interesse che travalica i confini della spiritualità per toccare quello del dialogo culturale. Rappresentanti dell’Ambasciata indiana hanno espresso l’auspicio di futuri lavori comuni, aprendo la prospettiva di collaborazioni che possano intrecciare diplomazia e ricerca interiore.

Così, nella notte romana, le parole di Marco Ferrini hanno unito tempi e luoghi, tradizione e modernità, facendo del Teatro India non solo un palcoscenico, ma un ponte tra mondi che, per una sera, si sono riconosciuti parte della stessa infinita ricerca.

Fabio Pitti

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