
Dalla dipendenza alla nascita dell'identità
Il passaggio dall'infanzia alla preadolescenza: un viaggio verso se stessi
Riflessioni dalla terza puntata del ciclo di incontri Webinar con Marco Ferrini – 2026
C'è un momento nella vita di ogni essere umano in cui il mondo smette di essere soltanto casa, gioco e affetto, e diventa anche luogo di confronto, di domande, di scoperta di sé. È la stagione tra i sette e i dodici anni — la preadolescenza — che il Maestro Marco Ferrini ha definito nel terzo webinar del ciclo Le Quattro Stagioni della Vita come «la primavera della vita»: il tempo in cui il bambino, come la riva di un fiume che emerge lentamente dalla nebbia, comincia a delineare la propria identità e a percepirsi come soggetto distinto dalla famiglia e dal mondo che lo circonda.
Non si tratta di un cambiamento puramente biologico: è, prima di tutto, un evento della coscienza. La tradizione filosofica indiana chiama questo processo svabhāva — la natura individuale che tende progressivamente a manifestarsi. Conoscere il proprio svabhāva significa dunque avvicinarsi alla comprensione di chi siamo realmente e di quale sia il nostro modo autentico di contribuire alla vita.
Il soggetto è l’Ātman, l’anima: eterna, immutabile, distinta dal corpo e dalla mente. Siamo, prima di ogni ruolo o personalità storica, anime in cammino.
In questo senso, la conoscenza della propria natura non è solo un tema psicologico, ma rappresenta un passaggio fondamentale nel cammino di crescita interiore e di realizzazione spirituale.
Riconoscerla il prima possibile, già nei primissimi anni, è uno dei compiti più preziosi che genitori ed educatori possano svolgere. In questa fase emerge anche ciò che in psicologia chiamiamo ego: non un difetto da eliminare, ma uno strumento di orientamento nel mondo, che va educato affinché operi sotto la guida della coscienza e non si separi da essa, generando conflitto e incapacità di relazione.
La domanda che nasce in questo periodo — spesso ancora implicita — è: chi sono io rispetto agli altri? È la prima pietra della costruzione della personalità. Per accompagnare questo processo, la cultura indo-vedica sviluppò un modello educativo chiamato Gurukula — «la casa del maestro» — il cui obiettivo non era trasmettere nozioni, ma formare il carattere e l’intelligenza nella loro interezza: attraverso la disciplina dei sensi, la concentrazione della mente, lo studio dei testi, il servizio e la responsabilità.
La Bhagavad Gita (Capitolo II, Shloka 41) ricorda che «coloro che percorrono con determinazione questo sentiero posseggono un’intelligenza risoluta e unificata», mentre «l’intelligenza degli indecisi è ramificata in molte direzioni». Educare la concentrazione non è un dettaglio: è il cuore di ogni apprendimento autentico. Una mente stabile e focalizzata trasforma la conoscenza ricevuta, invece di lasciarla scorrere in superficie senza lasciare traccia.
Un messaggio di libertà percorre l’intero insegnamento: ciò che non è stato fatto a tempo debito non è perduto. Non si può agire sul passato, ma si può agire sugli effetti che il passato produce nel presente. Come invita a ricordare Dante — «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» — e come conferma lo Śrīmad Bhāgavatam, è sempre possibile iniziare a coltivare una vita orientata ai valori spirituali. Perché la coscienza — quella dimensione profonda dell’Ātman che nessuna malattia e nessun tempo possono scalfire — non ha età.
Aiutare un bambino a riconoscere la propria natura, a sviluppare un ego funzionale, a concentrare la mente, a farsi le domande essenziali — tutto questo non è un lusso spirituale. È la forma più concreta di amore che possiamo offrire a chi è in crescita.
Che si tratti di genitori che desiderano accompagnare meglio i propri figli, di nonni o insegnanti che intendono offrire un contributo più consapevole, o di adulti che riconoscono in sé degli aspetti dello sviluppo rimasti incompiuti: questo insegnamento è per tutti. «Prima si comincia, meglio è» — ma non esiste un momento in cui è troppo tardi per rimettere mano a ciò che non è stato completato.
Grazie di cuore al Maestro Marco Ferrini per questo terzo incontro del ciclo Le Quattro Stagioni della Vita. Ogni webinar è un’occasione preziosa di riflessione e di rinnovamento interiore, e questo non ha fatto eccezione. La sua capacità di intrecciare saggezza antica e vita quotidiana con tale profondità e concretezza è un dono raro, per il quale possiamo sentirci profondamente grati.
Barbara Frigerio

