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Satya - La Verità è la cura

 

 

Oltre il muro della menzogna c’è un mare di luce, altrimenti non resta che la misera illusione di cavarsela con falsità e ipocrisia. Apriamo dunque un varco in questo muro e attraversiamolo numerosi.

Ma quanti colori ha la menzogna? Uno in meno della Verità! C’è la menzogna cosmica, quella che ci illude di una vita immortale in un corpo che ogni giorno muore; di una felicità duratura in piaceri fuggevoli come il vento. C’è poi la menzogna dei malvagi, volta a danneggiare gli altri al fine di servire se stessi. Non è una novità, è nata con l’uomo, ma oggi stiamo assistendo a un pietoso spettacolo col quale a livello mondiale si pretende di imporre la menzogna come supporto della realtà. Toni intimidatori, ansiogeni, utilizzati come piede di porco per scardinare il discernimento delle persone, riempiono le pagine dei giornali e gli schermi della televisione. È così che si costruiscono architetture fantasma che vorrebbero sostituirsi al divino ordine che struttura l’universo, nella sua interezza e in ogni suo frammento. Lo abbiamo già visto in atto meno di un secolo fa con il nazi-fascismo hitleriano e il sovietismo staliniano. Possiamo star sereni che la cosa fallirà, cerchiamo quindi di prendere le distanze e non farci travolgere dalle ondate di illusione che si susseguono con ritmo incalzante.

Ci troviamo difronte a un bivio: o ci risvegliamo spiritualmente, o saremo inevitabilmente assorbiti dalla valanga psicotica in corso. È una grande opportunità, perché la forza della necessità potrebbe darci quella spinta che non abbiamo mai saputo cogliere fino ad ora. Ora è il momento. Qual è lo scopo della vita umana? Realizzare se stessi, riconoscersi nella propria vera natura. Non quella della convenienza, che è sempre parziale e insoddisfacente, ma quella dell’idealità, che è pienezza. La solitudine che le persone sperimentano, la paura che si insidia tra i pensieri, sono frutto dello smarrimento del sentiero evolutivo che conduce a noi stessi e a Dio. Allora l’universo si presenta come incomprensibile, illogico, e si vuole sostituire l’ordine delle cose con progetti strampalati e distruttivi.

In un mondo inquinato su ogni piano (la terra, il cibo, l’acqua, l’aria), il peggiore di tutti gli inquinamenti è quello del linguaggio, perché la menzogna genera follia. “Felicità”, “Amore”, sono il fondamento della vita, ma se tradiamo il loro significato siamo perduti. Ritrovarci significa rivivere dentro di noi queste realtà e manifestarle nei nostri atti, parole, pensieri, desideri. Questa è salute.

Satya è veridicità. Patañjali, il grande compilatore degli Yoga-sūtra, la pone come il secondo pilastro per un’esistenza di successo, sul piano individuale e sociale. La menzogna è una frattura tra noi stessi e gli altri, e una scissione in noi stessi. Questo perché le cose hanno il loro nome, che gli pertiene intrinsecamente, e spezzare questo divino accordo è il peggior modo per applicare il nostro libero arbitrio.

Il bugiardo può indurre in errore, ma per certo è il primo a conoscere le conseguenze nefaste del suo agire. Diventa talmente confuso dalle sue stesse menzogne, che perde ogni capacità di distinguere il vero dal falso. All’inizio può sembrare facile coprire le proprie menzogne, ma col tempo la struttura posticcia crolla sul capo di chi l’ha eretta.

Servirebbe urgentemente una sistematica bonifica semantica, affinché la falsificazione, che ormai domina in tutti gli ambienti della politica, dello spettacolo, della cultura, riveli la sua natura. Ovunque dominano superficialità e frettolosità, e la scuola che dovrebbe essere il luogo dove si formano le persone ai più alti valori che ispirano la società, è ridotta in condizioni pietose. Non c’è spazio in questa società per ciò che costituisce l’unico senso della vita umana: godersi la vita evolvendo spiritualmente. Per fortuna, l’universo che è amico dei buoni non ha altro scopo che il nostro successo, per cui potremo sempre orientarci nella direzione giusta anche nelle condizioni più difficili.

Non dovremmo mai farci messaggeri di menzogne. Quando comunichiamo dobbiamo accertarci di aver verificato quel che stiamo dicendo e che noi stessi pratichiamo quel che insegniamo. Comunicare implica grosse responsabilità, perché la parola plasma la personalità di chi ascolta, soprattutto quando la fonte è considerata autorevole e fidata. Dobbiamo parlare per il bene degli altri, allora la parola diventa cura, anche quando ha un sapore amaro ed è difficile da mandar giù. Invece spesso parole caramellate celano intenzioni malvage e penetrano facilmente in chi non vuole farsi carico della propria vita e preferisce scaricare il proprio destino in mano altrui.

Le parole dell’anima esortano a diventare semplici eroi di tutti i giorni. E nella normalità trovare il coraggio di cambiare il mondo. L’ansia è nemica del vero e del bene, ed è strumento di poteri oscuri che vogliono depotenziare l’umanità per governarla come un docile e devitalizzato gregge. In noi c’è la responsabilità e la libertà di non farci complici dei nostri carnefici. Quindi oggi offriamo parole che vogliono nutrire la forza vitale dentro di noi. Dobbiamo imparare a selezionare il cibo per le nostre orecchie ed evitare di venire in contatto con veleni in forma sonora.

Trasmettere la Verità è un’arte che non può limitarsi a schemi rigidi e implica tutta la nostra sensibilità e discernimento. Non sempre tutto può essere detto, perché il nostro interlocutore potrebbe non essere un recipiente idoneo per quel che gli vogliamo donare. Allora moduleremo la nostra comunicazione alle reali possibilità di chi ascolta e in questo modo permetteremo alla persona di ampliare le sue capacità recettive. Questo controllo sull’impulso della parola nasce da una bonifica del campo emozionale. Altrimenti continueremo a muoverci nel mondo come stantuffi a pressione, facendo più danni che altro. La comunicazione evolutiva nasce da un maturo equilibrio emozionale che consenta di esprimersi nella modalità dell’offerta, liberi da ogni bisogno egoico di auto-affermazione e imposizione del proprio punto di vista. La pratica degli insegnamenti millenari custoditi e trasmessi da opere come la Bhagavad-gītā o gli Yoga-sūtra ci pone nella migliore posizione perché il messaggio salvifico passi al nostro interlocutore. E così la luce si espande e la tenebra svanisce.

Dobbiamo dotarci di strumenti teorici e pratici. Non basta la conoscenza, dobbiamo metterla in pratica. E in questo processo alchemico ci facciamo luce. Occorre impegnarci in esercizi giornalieri che ci consentano di scuoterci di dosso false concezioni e condizionamenti per tornare alla nostra eterna natura di Gioia. La Verità non parla un linguaggio che ci consente di prendercela comoda, ma ci esorta a cogliere l’opportunità della vita umana. La Bhagavad-gītā insegna che l’individuo deve farsi esempio e modello per gli altri membri della società, mettendo al riparo il sentiero della realizzazione spirituale da ogni deriva egoistica. Il piano sociale è strumentale al nostro avanzamento, al superamento dei limiti egoici nella prospettiva di una Realtà ultima e spirituale che è essenzialmente relazionale. Ecco perché queste grandi opere dal sapore dell’eternità e dell’universalità aprono all’armonizzazione tra individuo e comunità. Il rapporto con noi stessi non deve mai prescindere dal rapporto con gli altri, e il rapporto con gli altri non deve mai prescindere dal rapporto con noi stessi. Facendo crescere gli altri, facciamo crescere noi stessi, partecipando alla loro Gioia.

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