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CENTRO STUDI BHAKTIVEDANTA NEWS

Gioia e amore: conquiste possibili

«È a causa della pasticciata visione del mondo, del mischiare l’illusione con la Realtà, che le persone hanno una difficoltà estrema ad amare».
Lo ha affermato Marco Ferrini al seminario “Vivere pienamente la Gioia e l’Amore. Ovvero come liberarsi di paura, rabbia e tristezza”, tenutosi a Bassano del Grappa (VI) sabato 23 e domenica 24 novembre, unica tappa veneta che il fondatore del Centro Studi Bhaktivedanta, diventato di recente Università popolare degli Studi Indovedici, ha potuto concedersi nel 2019.
Di fronte ad un’attenta una platea di oltre 200 persone, il maestro Ferrini, esponente della tradizione filosofica e spirituale del Bhakti Yoga, lo Yoga dell’Amore, ha offerto un lucido affresco di questa contemporaneità tormentata, in cui molte persone, spesso confuse e manipolate, faticano ad aver accesso alla conoscenza di sé, requisito fondamentale per scoprire i doni più alti dello Spirito, quali, appunto, Gioia e Amore.
LA COSCIENZA, UN LAGHETTO LIMPIDO DIVENTATO TORBIDO
«Possiamo paragonare la nostra coscienza a un laghetto di montagna limpido che è diventato torbido a causa delle rocce che sono franate dentro sollevando la melma depositata sul fondo – è stata la metafora richiamata dal professor Ferrini -. Certo, qualcuno può decidere di aspettare con pazienza che il fango si ridepositi, ma non è la soluzione perché prima o poi, arriverà un altro agitatore a sollevarlo e a intorpidire di nuovo l’acqua. È la storia della coscienza umana».
Gli «agitatori» che turbano la coscienza sono le emozioni tossiche – paura, rabbia, tristezza – segnali di disagio, di cui ciascuno fa esperienza abitualmente. Esse vanno a smuovere la «melma» depositata nell’inconscio: memorie dolorose, residui di esperienze, brandelli di personalità, traumi irrisolti che la persona non è ancora riuscita ad armonizzare e agiscono come insidiosi nemici interni, sabotatori delle più alte aspirazioni di realizzazione.
LA RIVOLUZIONE ANTROPOLOGICA PARTE DA OGNUNO DI NOI
«Senza una coscienza limpida non si può Amare» ha confermato il Maestro aggiungendo poi che «ripulirla richiede un lavoro fatto di esercizi spirituali quotidiani» e che «è questa la prima rivoluzione da compiere, una rivoluzione antropologica».
«Se noi per primi non pratichiamo una disciplina spirituale, è inutile che critichiamo la politica – è stata la sua osservazione – perché se ciascuno di noi non si impegna a coltivarsi come persona, è naturale poi avere, anche nelle istituzioni pubbliche, persone incolte, non coltivate, che lavorano in modo raffazzonato, certo al meglio delle loro possibilità ma con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti».
Secondo la visione offerta dal professor Ferrini, dunque, potrà esserci cambiamento culturale, sociale, economico o politico solo partendo dal rinnovamento interiore delle persone. Ritrovando, ciascuno, uno stato di pulizia della mente e del cuore e potendo così sperimentare quei sentimenti alti di Gioia e Amore, otterrà, insieme ad altri che avranno compiuto lo stesso processo trasformativo, il potere necessario per agire la radicale, urgente trasformazione del vivere collettivo.
CHE FARE PER SALVARE IL NOSTRO MALCONCIO PIANETA?
Un vivere collettivo oggi segnato da un’economia e da una tecnica che, invece di essere al servizio dell’uomo, in molti casi lo hanno assoggettato, rendendolo scontento, quando non sofferente e disperato, certamente alienato e profondamente solo.
«Ma cosa possiamo fare – ha chiesto il Maestro - per rendere più agevole la vita su questo pianeta, che è così malconcio, malmesso e pericoloso, in cui le persone sembra facciano finta di nulla ma solo perché, probabilmente, intuiscono che è un compito ben al di là delle forze di cui ciascuno dispone? La risposta sta in un impegno collettivo radicato in un cambio di mentalità che parta dalla frequentazione reale di sé stessi e della riscoperta della necessità di una disciplina interiore».
Il criterio da seguire è il Dharma, l’ordine cosmo-etico universale
Nella «grandiosa visione indovedica», di cui Marco Ferrini è uno dei massimi esponenti contemporanei, esiste il concetto di Dharma che corrisponde in larga parte al Logos degli antichi greci o alla Divina Provvidenza del pensiero cristiano. È l’ordine implicito dell’Essere, la cui Verità ultima è l’Amore, che offre alle singole entità viventi, se capaci di uniformarsi ad esso, di partecipare dell’armonia insita nel Cosmo.
«Noi diventiamo meritevoli o immeritevoli a seconda che rispettiamo o infrangiamo il Dharma - ha spiegato -. Gioia e Amore si possono sviluppare solo se fondiamo la nostra vita sui valori etici, espressione di questo Logos cosmico. Senza tali fondamenta potremo provare un po’ di eccitazione o di euforia, ma sempre e solo di breve durata. Al contrario, Gioia e Amore hanno come caratteristica l’eternità e si avvicinano a noi rapidamente quando compiamo un lavoro interiore continuativo».
BHAKTI E ANANDA: STATI NATURALI DELL’ESSERE
Nell’antica lingua dello Yoga, il sanscrito, Gioia si dice ananda e Amore bhakti. «Vivere pienamente la Gioia e l’Amore è una nostra tendenza naturale ed è tutto quello che noi vogliamo. Ma volere non è sufficiente per arrivarci, anche se è indispensabile, perché è la spinta che ci muove, la fiducia che riponiamo in un certo processo».
Come conquistare dunque tale luminoso stato di coscienza?
«Bisogna essere pronti a pagare un prezzo, che non è in denaro, sudore, fatica, ma è il prezzo della trasformazione interiore, un percorso che ci porti a realizzare che tali sentimenti, nella loro espressione più pura, fanno già parte della nostra intima natura» è stata la risposta di Ferrini, che ha avvertito: «Barattare la Gioia con il piacere è un pessimo affare, barattare il piacere con la Gioia è un ottimo affare, e si chiama “ascesi”».
Con tale affermazione il Maestro ha inteso ribadire la sua radicale estraneità a quel filone new age che ingrossa le fila del mondo Yoga e olistico per il quale si può ottenere l’illuminazione o la realizzazione di sé senza fatica alcuna.
L’impostazione di Ferrini e della Scuola che ha fondato - una vera e propria gurukula (dal sanscrito, “scuola del maestro”) per uomini e donne di questo tempo alla ricerca di un senso profondo al proprio esistere - è diametralmente opposta alla new age e si colloca all’interno della vera tradizione Yoga che mette l’ascesi al centro del processo di elevazione coscienziale.
ASCESI: LA MODALITÀ DI RISPOSTA AGLI ACCADIMENTI DELLA VITA
Tapah è il termine sanscrito che indica l’ascesi, ed è «una modalità di rispondere agli accadimenti, alle vicissitudini della vita». Una modalità che mette le ali al percorso della persona, sollevandola dalla dimensione di Terra da cui proviene verso la dimensione di Cielo a cui è destinata.
«Per capire chi si è oltre l’io empirico, con il quale ci si è strettamente identificati, per arrivare ad accedere al sé e mantenere questa consapevolezza, si deve fare ogni giorno esercizi di risveglio della coscienza – ha ribadito ancora il maestro Marco Ferrini -. Se non li si pratica con continuità e profondità, si diventa presto confusi perché tutto nel mondo opera per confonderci».
Tapah «non è infliggere al proprio corpo punizioni e umiliazioni come inteso da alcune tradizioni religiose specie nel passato», bensì l’arte della costante osservazione di sé, della meditazione quotidiana, della preghiera, del servizio agli altri, della pratica della virtù, del rispetto coerente di valori universali, della frequentazione di persone impegnate nella ricerca del Bene, dell’abbandono fiducioso alla guida di un maestro spirituale autentico e a Dio stesso.
Sono queste le “ascesi” che propone la tradizione del Bhakti Yoga, che rendono rapida la strada verso la conquista di Gioia e Amore, raggiungimenti davvero alla portata di tutti, purché si scelga di impegnarsi con determinazione e autenticità in tale viaggio entusiasmante verso la Metà.

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