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Migliorare la vita purificando cuore e mente

Dare il benvenuto alle crisi. Imparare dalle sconfitte, dai nemici, dalle disgrazie.
Tali capacità, che si sviluppano a partire da una precisa attitudine verso la vita, hanno il potere di espandere il nostro potenziale e di migliorare la nostra quotidianità.
Tutto quello che la vita porta, è neutro: non è a priori né buono né cattivo. È semplicemente un’opportunità, di evoluzione o di involuzione.
Se, quale programma per questo segmento di esistenza (che è molto breve), si sceglie, intimamente e autenticamente, di crescere, di realizzare il proprio potenziale, di diventare la migliore versione di sé stessi, si potrà allora utilizzare qualunque accadimento - soprattutto quelli più duri - come uno strumento di espansione dei numerosi talenti che si possiedono.
A volta qualcuno arriva da me con il cuore affranto: “Maestro, la fidanzata mi ha lasciato”. “Il marito mi ha tradito”. “Il socio in affari mi ha derubato”. “Sono stato licenziato”. Dico a ciascuno di loro: “Non sai quale grande opportunità di trasformazione hai davanti”.
Chi è stato in grado non solo di sentire ma di ascoltare, si sofferma e riflette. È il momento in cui la vita gli offre l’opportunità di aprirsi a una visione nuova di se stesso, di invertire la rotta e predisporsi a costruire un destino migliore.
Non sto facendo teoria. Sto trasferendo il mio vissuto. Ho sviluppato le mie potenzialità imparando a tollerare e a trasformare in bene i lutti, le maldicenze, gli attacchi, le malattie, scoprendo che il dolore e la sofferenza hanno un’immensa potenzialità evolutiva.
Come fare concretamente?
È necessario lavorare sulla propria mente reattiva, la nostra principale nemica.
Se qualcuno si rivolge a noi con parole pungenti, non dobbiamo cadere nella sua provocazione. Se ci caschiamo, non siamo migliori di lui. Consideriamo chi ci offende un nostro maestro: ci sta allenando alla pazienza e alla tolleranza.
Per diventare persone migliori dobbiamo avere davanti agli occhi modelli di virtù. Se uno è predisposto a cercare un maestro di comprovata moralità e forza spirituale, lo faccia: gli potrà essere di grande beneficio.
Osservandolo, potrà apprendere come egli tollera con pazienza i tanti disagi che la vita incarnata comporta e come li supera senza che la sua mente ne sia turbata, conservando la gioia del cuore.
La saggezza - se questo è ciò che si cerca - si sviluppa entrando in contatto con persone in carne e ossa che stanno lavorando con continuità e intenso desiderio per ottenerla.  
Avere un modello di virtù a portata di mano è necessario ma non sufficiente.
Si deve conoscere anche la ferita, l’onta, l’errore di un altro che ci colpisce perché la nostra reazione a questo “male” misurerà chi si è o chi si intende diventare.  
Non serve cercare queste sfide, non sto dicendo di essere masochisti. Il mio è un invito ad essere pronti quando arrivano e intanto a sviluppare la pazienza e la tolleranza.
Se uno ci colpisce, non reagiamo. Impariamo a differire la reazione controllando l’impulso a rispondere “pan per focaccia”. Meritiamo forse quelle offese? Cosa c’è in noi che non va per spingere un altro a rivolgerci parole dure? Se troviamo qualche errore in noi, ringraziamo il nostro offensore e correggiamo la nostra mancanza. Se non c’è nulla di sbagliato in noi, sorridiamo a chi ci ha offeso e continuiamo per la nostra strada con il cuore sereno.  
L’offesa ricevuta dà l’opportunità di rovesciare l’inconscio come un calzino. E allora – se si è riusciti a controllare la mente e a non diventare a propria volta offensori – si potrà vedere parti di sé stessi che ancora necessitano di manutenzione.
Così si sviluppa il proprio potenziale: prendendo contatto in modo sempre più profondo con sé stessi.
Ricordiamolo: i nostri pensieri e i nostri sentimenti valgono quanto le nostre azioni. Un pensiero violento e malevolo, un sentimento di invidia, un’emozione di collera arriva all’altro anche se ci asteniamo dall’agire male. Sono emissioni tossiche che inquinano l’atmosfera psichica, pericolose quanto il biossido di carbonio per i nostri polmoni.  
Non basta insomma purificare l’azione, è necessario purificare anche il cuore e la mente.
C’è un’opera straordinaria della civiltà indovedica che è il Mahabharata, il grande libro dei Bharata (così si chiamava l’India in antichità): è la narrazione epica più estesa di tutti i tempi con le sue 100 mila strofe. Se “entri” in quest’opera trovi migliaia di storie di esseri umani alle prese con il mestiere di vivere. Sono storie senza tempo perché in ogni epoca e ad ogni latitudine le persone sono state alle prese con le stesse domande: qual è il senso della vita? Qual è il segreto per la felicità?
Una delle vicende più toccanti è quella dei Pandava, i figli di re Pandu e della regina Kunti. I cinque fratelli eredi al trono furono costretti all’esilio dal cugino usurpatore. Dovettero lasciare il loro regno, i loro averi, lo status sociale, il prestigio: tutto. Dovettero tollerare l’onta e molti altri disagi pratici ma non persero né la fede né le virtù né il senso della giustizia. Mai i loro cuori cedettero alla volontà di vendetta.
La Bhagavad Gita, che del Maharabharata fa parte, si apre con la battaglia finale tra i Pandava e gli usurpatori Kaurava. Una battaglia necessaria per ristabilire la giustizia.
Io infatti non sto dicendo: “Rassegnati, non combattere”. La vita per essere vissuta in modo evolutivo richiede energia, forza, determinazione, coraggio, tolleranza e compassione.
Imparando ad affrontare le battaglie nel modo giusto, si arriva ad espandere il proprio potenziale e a diventare la migliore versione di sé stessi. Questa è la via maestra dello Yoga.

Marco Ferrini
Guida spirituale, filosofo, fondatore e presidente del Centro Studi Bhaktivedanta, Università Popolare degli Studi Indovedici, Ph.D Honoris Causa in Philosophy conferito dalla Dev Sanskriti University di Haridwar e dal Presidente dell’India “in riconoscimento del suo contributo alla divulgazione nel mondo della conoscenza vedica e per essere fulgido esempio di vita interamente dedicata all’autentico spirito dei Veda, per il miglioramento e il benessere dell’umanità”.

 

 ARTICOLO DI MARCO FERRINI PUBBLICATO SULLA RIVISTA VIVERE LO YOGA n° 84,  DICEMBRE 2018 - GENNAIO 2019

 

 

 

 

 

 

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