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L’ascolto dell’altro tra i banchi di scuola

Durante l’anno accademico, che da poco si è concluso, ho avuto il privilegio di poter guidare le alunne e gli alunni delle classi 2A Sistema Moda e 3C Informatica dell’Istituto Tecnico “Quintino Sella” di Biella attraverso un percorso di riflessione e apprendimento, in collaborazione con lo scrittore Marco Ferrini e i suoi collaboratori del Centro Studi Bhaktivedanta (CSB). Gli studenti sono stati i veri protagonisti del progetto, come dimostra la stesura di due articoli da loro scritti e pubblicati sul giornale e sui social media dell’Istituto di appartenenza.

La prima classe, partendo dall’unità didattica di educazione civica incentrata sulla “violenza di genere”, ha affrontato il tema in esame in modo pratico e partecipativo tramite la lettura e la successiva traduzione in inglese del libro “Sentieri di felicità”, scritto dal professor Ferrini, più precisamente del secondo capitolo, intitolato “Come costruire buone relazioni”. Il lavoro è stato suddiviso in coppie e gruppi che, a turno, hanno portato il loro contributo esponendolo, di volta in volta, al resto della classe. Per rimanere in risonanza con il messaggio del testo, durante le sessioni di ascolto la struttura dello spazio della classica lezione frontale è stata modificata, preferendo un semicerchio che ha facilitato la necessaria connessione umana.

Il contributo della classe 3C, invece, nasce dall’analisi del seguente aforisma coniato dallo scrittore: “La vita è un viaggio, il mezzo è la conoscenza, la meta è l’Amore”. Con cadenza settimanale, ogni alunno ha esposto in lingua inglese alla classe alcune diapositive, corredate da un breve testo, basate su un viaggio personale: il racconto di un’esperienza realmente vissuta oppure la meta dei propri sogni. Il progetto ha rappresentato un ottimo esercizio di public speaking: parlare davanti a un pubblico, specialmente in una lingua straniera, è un’esperienza che richiede pratica e perfezionamento. Questa base esperienziale, tramite un confronto diretto con Marco Ferrini, è stata traslata a un’ottava più alta, legata al “viaggio dell’esistenza umana”, che ha permesso ai ragazzi di confrontarsi ancora con il testo “Sentieri di felicità”, traducendo dall’italiano all’inglese le parti correlate alle seguenti parole chiave: vita, viaggio, conoscenza e amore.

Per entrambe le classi, durante i confronti in aula sono sorte domande e quesiti che richiedevano un approfondimento. Grazie alla disponibilità dell’autore, si è presentata l’opportunità unica di dialogare direttamente con lui via e-mail, per comprendere come costruire legami più autentici e armoniosi che possano accompagnarci in questo viaggio terreno chiamato vita.

Ho potuto constatare che, quando vi è un coinvolgimento emotivo, la studentessa o lo studente manifesta un chiaro interesse nell’apprendere e nel seguire la lezione proposta. Una testimonianza diretta è stata il ripetersi, all’inizio di ogni lezione, della domanda: “Prof, ma Marco Ferrini ha già scritto?”, mentre eravamo in attesa della risposta dell’autore ai quesiti che gli avevano inviato via e-mail. Difficilmente ho riscontrato questa “urgenza di sapere” quando i temi trattati erano esclusivamente legati alla didattica della lingua.

Un altro fattore positivo da tenere in considerazione, come ben espresso dagli stessi alunni nell’articolo da loro redatto, è stata l’importanza di aver creato una routine che ha facilitato l’apprendimento attraverso la ripetizione costante e che, allo stesso tempo, ha favorito un clima di serenità e assenza di giudizio all’interno della classe. Citando A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada: “Practising is the mother of perfection”.

Quest’esperienza può offrire un ulteriore spunto di riflessione rivolto alla scuola pubblica, nella quale, ormai da decenni, si sta verificando un inesorabile cambiamento di paradigma, che si esprime in primis attraverso il linguaggio adottato per ridisegnare ruoli già esistenti. Nel nuovo sistema ministeriale, il vocabolo “preside” è ormai desueto, poiché sostituito dalla dicitura “dirigente scolastico”, che senza dubbio risuona maggiormente con il mondo imprenditoriale che con quello dell’istruzione e della cultura. Analogamente, i “saperi” si sono trasformati in “competenze”, spostando nettamente l’attenzione sul “fare” a discapito dell’“essere”.

All’interno dell’attuale ambiente scolastico non è sempre facile proporre progetti che abbiano come centro la crescita tout court dello studente, affiancandola a quella specialistica o specializzante. È auspicabile, nell’interesse delle generazioni future, ristabilire il fulcro dell’apprendimento, sottolineando costantemente l’importanza vitale di una formazione che metta al centro l’alunno in quanto “essere umano”: un individuo, dal latino in-dividuus, “non divisibile, completo”, possessore non solo di competenze tecnico-pratiche spendibili successivamente in ambito lavorativo, ma anche di strumenti educativi e psicologici indispensabili in tutti i settori dell’esistenza.

Uno studente che non ragioni sistematicamente per “comparti ermetici”, ma che sia in grado di affrontare le sfide della vita con una visione unificata, unica e, al contempo, personale, nella quale le parti siano sempre in dialogo tra loro e mai separate.

In conclusione, questo percorso ha dimostrato che la lingua inglese nello specifico, ma più in generale tutte le materie scolastiche, possono essere un vero e proprio strumento di scambio, racconto e crescita personale. Una sfida che vale la pena intraprendere senza trascurare il programma didattico, ma anzi indirizzandolo verso orizzonti più ampi, in grado di offrire risultati inaspettati anche dal punto di vista del rendimento scolastico legato alla disciplina di studio.

Inoltre, si è rafforzato in me il desiderio di continuare a rendere un servizio agli studenti, in qualità di tramite capace di metterli in contatto con chi ha dedicato tutta la propria vita alla divulgazione della conoscenza, del rispetto e dell’amore tra gli esseri umani, verso tutte le creature e il Creatore.

Mi sento quindi pienamente nel mio Svadharma, dal sanscrito sva, “proprio”, e dharma, “legge” o “dovere”: lo scopo individuale che mi consente di mettere, a mia volta, questa vocazione naturale al servizio di un maestro spirituale che sappia riconoscere e indirizzare in modo proficuo i miei talenti e, soprattutto, di offrire i risultati ottenuti a Colui che me li ha donati: Dio.

Matteo Rebuffa

Di seguito gli articoli scritti dai ragazzi:

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