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L’infanzia come Viaggio verso la Libertà: Comprendere il Passato per Liberare il Presente

Riflessioni dalla seconda puntata del ciclo di incontri Webinar con Marco Ferrini – 2026

Nel secondo appuntamento del ciclo di dodici incontri online, Marco Ferrini ci ha accompagnato in un viaggio profondo attraverso una delle fasi più determinanti della nostra esistenza: l'infanzia. Non per rievocare il passato con nostalgia o rancore, ma per comprenderlo. Perché ciò che non comprendiamo… ci condiziona e ci governa.

L'invito è potente quanto semplice: non dobbiamo recriminare ciò che abbiamo vissuto nell'infanzia, ma elaborarlo con una nuova consapevolezza. Solo così la comprensione diventa la chiave maestra per trasformare i condizionamenti del passato in un’autentica opportunità di crescita e in un presente finalmente libero.

L'infanzia, ci ha spiegato il Maestro, è il campo dove tutto comincia. Nasciamo in una famiglia con un corpo e un temperamento, ed è con questi che iniziamo a muoverci nel mondo. Ci ritroviamo dentro un paesaggio già formato: volti, voci, abitudini, silenzi, tensioni, carezze. Il bambino non analizza, assorbe. Non giudica, interiorizza. Prima delle parole vengono i toni, prima della parola gli sguardi. Immerso in un'atmosfera emotiva che lo plasma silenziosamente, costruisce le prime mappe interiori; ciò che diventerà "normale", ciò che susciterà paura o fiducia, chiusura o apertura.

È qui che emerge il concetto centrale di "campo psichico familiare". Per il bambino la famiglia non è un insieme di persone distinte, ma un campo emotivo in cui è totalmente immerso. Come quando lo si posa su una coperta in mezzo a un prato: non ci sono ancora concetti, solo sensazioni. I fiori, l'erba che accarezza o punge, il caldo e il fresco, il dolce e l'aspro. Tutto è esperienza diretta. Così anche il clima familiare viene respirato, che sia sereno o conflittuale, amorevole o violento, condizionando il modo di sentire e reagire. Nascono così le "mappe emotive", percorsi interiori invisibili che, se non riconosciuti, ripetiamo per tutta la vita.

Per chiarire questo punto, Ferrini ha utilizzato un'immagine molto concreta: le mappe emotive sono come i solchi lasciati dalle ruote dei carri nel fango delle strade sterrate. Tracce profonde, scavate dal passaggio ripetuto, nelle quali è facile ricadere. Proprio come quelle ruote cerchiate di ferro che lasciavano segni così marcati da intrappolare le biciclette dei bambini, anche le nostre reazioni emotive possono diventare automatismi: risposte prevedibili, meccaniche, che ci guidano senza che ce ne accorgiamo. Ci si inalbera, ci si offende, si reagisce sempre allo stesso modo. Non è spontaneità sana, è reattività. La riflessione proposta durante l'incontro consiste proprio in questo: accorgersi dei solchi e, con consapevolezza, imparare a non restarne prigionieri.

Tornando al concetto di campo, la tradizione bhaktivedantica chiama questo spazio Kṣetra, come viene spiegato nella Bhagavad Gītā. È il campo dell’esperienza ,un terreno vivo, fertile, che imprime tracce profonde.

Ma qui si apre la svolta decisiva: noi non siamo il campo. Siamo l’ātman — l’anima — il conoscitore del campo.

Non siamo solo ciò che abbiamo vissuto. Non siamo solo le reazioni apprese, le ferite ricevute, le abitudini assorbite. Se fossimo soltanto il campo, saremmo condannati a ripetere la nostra storia. Invece possiamo osservarla, comprenderla, trasformarla.

In quanto ātman, possiamo guardare il campo senza identificarci completamente con esso. Possiamo riconoscere i condizionamenti, comprenderli e purificarli. Ed è proprio in questa funzione del conoscere — nel fatto che siamo coscienza e non solo contenuto — che nasce la libertà.

In questa distinzione risiede il punto di svolta: da spettatori passivi del nostro passato, diventiamo autori consapevoli, capaci di dare una nuova e libera direzione al nostro presente.

Questo secondo incontro ha rivelato, con la consueta limpidezza, la profondità del percorso proposto da Marco Ferrini: uno spazio vivo dove il sapere si fa dialogo, dove le domande sincere incontrano risposte nate dall'esperienza e si intrecciano con la vita concreta dei partecipanti.

Non è mai troppo tardi per tornare alle proprie radici con sguardo nuovo, per iniziare il cammino verso una libertà più consapevole. Come ci ricorda Dante, non siamo stati fatti "per viver come bruti", ma per seguire virtù e conoscenza — e farne esperienza viva nella nostra quotidianità.

Con profonda gratitudine per gli insegnamenti preziosi che Marco Ferrini continua a offrirci, capaci di illuminare la nostra visione e orientare con rinnovata consapevolezza il nostro cammino di vita.

Barbara Frigerio

 

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